COME FUNZIONA IL TRAUMA 2 LA COAZIONE A RIPETERE

trauma

La dinamica del trauma determina un fenomeno molto interessante : la vittima, sopraffatta dal carnefice tende a incarnare inconsciamente in sé l’energia di quest’ultimo.

Questo conduce a fenomeni paradossali dal punto di vista logico, come vittime di abusi che da adulte si trasformano in persone che abusano, oppure vittime  di violenze che continuano a incontrare  situazioni atte a riprodurle.

Si rimane imprigionati nella coazione a ripetere il trauma, nel tentativo di risolverlo si ripristinano le situazioni, nell’uno o nell’altro ruolo, col risultato di riviverlo.

In questi casi la riconciliazione è molto importante soprattutto nei confronti di se stessi, altrimenti vittima e carnefice coesistono nello stesso individuo come aspetti della personalità dissociati.

Quello che separi al di fuori di te lo separi anche dentro di te, e questa è una delle tante conseguenze nefaste della netta separazione tra bene e male.

La riconciliazione non è un atto dovuto all’altro, bensì un movimento interiore. Rende libero colui che sa riconciliarsi con se stesso dal cuore, e non solo la persona ma anche le generazioni future della propria stirpe.

Vittime e carnefici non desiderano che i propri figli rivivano ciò che hanno vissuto loro, ed evitarlo passa dalla riconciliazione, dal profondo rispetto della realtà così come si è manifestata.

La vittima non è tenuta al perdono del carnefice, se lo fa si perpetua l’idea che ci sia un buono vittima e un cattivo carnefice, il carnefice non è tenuto a chiedere il perdono per lo stesso motivo, molto semplicemente le cose sono andate in questo modo e ognuno ha la sua fetta di responsabilità.

Se noi agiamo al posto di un altro, come ad esempio nell’ “io ti perdono” con senso di superiorità, ci mettiamo al posto di un altro, in un certo senso ci assumiamo le sue responsabilità.

E’ molto più efficace lasciare al’altro le sue responsabilità da gestire, così potrà farsene carico e sentirne il peso, liberando nel frattempo sè stessi.

Quanta pace e silenzio della mente esistono nel lasciar andare.

Il rancore, ben lungi dal danneggiare l’odiato , viene  definito nel buddismo come tenere dei carboni ardenti nelle proprie mani, fa male a colui che lo porta.

È andata così, sono successe delle cose terribili e questa è la realtà dei fatti, a questo punto una domanda utile è: “Cosa posso fare per evitare che così tanto dolore continui a circolare nel mio sistema?”

Al posto dell’ “Io ti perdono” ha maggiore forza il ” Mi perdono per aver serbato rancore e ti restituisco ogni responsabilità, riconosco che le cose sono andate così, e mi inchino al destino più grande di noi”.

Nel ruolo della vittima ci si sente  buoni e innocenti  mentre gli altri sono i cattivi  “Se ti comporti così vedi quanto mi fai soffrire?”, “Io sono migliore di te, sei tu il cattivo e la mia condanna è per sempre”.

Nel ruolo del carnefice che non accetta di sentire il dolore causato agli altri  o non può farlo perché l’odio nei suoi confronti alimenta la separazione dalle sue responsabilità,  si assiste alla chiusura del  cuore ad ogni emozione, irrigidito in una vita priva di sentimenti.

Il cambiamento avviene all’interno dell’assunzione delle proprie responsabilità e chi vede solo l’altro e i suoi errori si arrocca in una posizione di superiorità rendendosi irraggiungibile.

Ecco un esempio di psicologia sociale.

Il movimento delle costellazioni familiari è in grado di intervenire anche sulle guerre tra etnie, gruppi, clan, famiglie in cui si assiste di generazione in generazione il ripetersi tragico dei medesimi eventi.

La parziale riconciliazione tra il popolo ebraico e gli orrori dell’olocausto determina nei nipoti e pronipoti degli ebrei vittime l’ atteggiamento da carnefici nei confronti del popolo palestinese: ghettizzazione, privazione del territorio, disconoscimento dei diritti.

Per questo ricordare, onorare l’olocausto e far si che vittime e carnefici possano incontrarsi e guardarsi negli occhi, comprendere che l’umanità intera appartiene ad un unico destino fatto di unione indissolubile dei cicli di vita e morte, crea una guarigione collettiva delle ferite dell’anima dell’umanità intera.

Il video che potrete vedere al seguente link: La forza del perdono – link  testimonia l’impatto del perdono in una situazione molto particolare: un serial killer reo confesso di 48 omicidi assiste impassibile alle deposizioni finali dei parenti delle vittime, ab ultimo un anziano padre, che ha perso la figlia per mano del killer, riflette sui suoi valori e , parlando di pesi che non intende portare con riferimento alle tante parole di odio, condanna, rancore già pronunciate , perdona ,con un sublime gesto del capo chinato al destino, di fronte a ciò crolla la maschera del killer attraverso un tremito che si trasforma in un pianto.

Ecco, questa è la potenza del perdono, quell’istante in cui, sapendolo fare, sei forse distante dalla quotidianità delle emozioni umane, ma molto, molto più vicino a Dio.

Il capo chino di vittima e carnefice ci ricordano, tramite l’umiltà, la nostra condizione umana, il nostro essere parte di qualcosa più grande di noi che tutto abbraccia e ama senza giudicare.

Questo articolo è tratto dal libro

COSTELLAZIONI FAMILIARI SISTEMICHE

Per approfondire l’argomento clicca sul link sopra o sull’immagine sottostante

buona lettura.

costellazioni-familiari-sistemiche cover

 

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