Osservare ciò che giudico: il miglior strumento per conoscersi.

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Se siamo abituati a giudicare in maniera automatica e coltiviamo pensieri negativi da molto tempo, troveremo delle resistenze nel sospendere il giudizio su noi stessi e su quello che ci accade.

Esistono però vari metodi per accedere a uno stato di coscienza privo di giudizi.

Un semplice stratagemma è il seguente: se emergeranno dei sentimenti e dei giudizi negativi, provate a sospenderli per soli cinque minuti.

Concedetevi questa pausa anche se ritenete, al di là di ogni dubbio, di aver subito un torto evidente, anche se siete stati profondamente feriti, ingannati, maltrattati.

Provate ad ascoltare cosa accade al vostro corpo e quali intuizioni giungono a voi da uno spazio di accettazione.

Date il tempo necessario al vostro corpo per assestarsi su una percezione della realtà che sospende il giudizio, tenendo presente che il corpo, a differenza del pensiero, è denso e pesante e richiede tempo.

I giudizi appartengono al passato, a ciò che è già accaduto, continuano a vivere sotto forma di memoria, di flusso neuronale, ma in questo istante e nel vissuto attuale non sono più reali.

Solo nel presente, nel qui e ora del momento in cui state leggendo queste mie parole, esiste la realtà concreta, il resto appartiene ai “banchi di memoria” individuale e del sistema familiare: è lì che le nostre esperienze emotive e le nostre convinzioni sono depositate come traccia, come parte della coscienza, e influenzano la percezione del presente .

Sospendere il giudizio ci consente di vivere il presente e la realtà nella sua pienezza.

Giudichiamo ciò che ci è accaduto, e giudichiamo ciò che ci accade, le persone che incontriamo. Così facendo indossiamo degli occhiali che filtrano e distorcono la realtà modificandola nel suo naturale fluire.

La distorsione amplifica proprio ciò che stiamo giudicando, e così l’impazienza e la frustrazione per il traffico ci conducono nella fila più lenta rendendo gli istanti interminabili, la fretta e il giudizio sull’incapacità altrui ci rende irascibili e trascina in litigi e polemiche che aumentano ulteriormente la “perdita di tempo”.

Giudicare e negare ciò che è nel presente o ciò che è stato ci conducono verso la negazione della realtà ed a sostituire ciò che è reale col senso di vuoto e di mancanza.

Possiamo recriminare ciò che non è stato, prendercela col destino e con gli altri, rimpiangere quello che ci è mancato, osservare così il vuoto perdendo di vista quello che c’è di pieno: la vita.

Aggrapparsi a ciò che non è accaduto è come vivere in un’illusione, in un mondo irreale.

Quello che non è stato è una pura e semplice astrazione: solo ciò che esiste è reale.

Potete fare un semplice esperimento. Ricordate a voi stessi ciò che avreste voluto essere e non siete, ciò che avreste voluto avere e non avete, e ascoltate il vostro corpo: siete forti o siete deboli?

Il corpo si espande e respira o si contrae?

E ora provate a concentrarvi su ciò che avete saputo fare, quello che avete concretamente realizzato nella vita.

Provate ad accogliere la realtà cosi com’è senza volerla cambiare, e ascoltate nuovamente il vostro corpo: siete forti o siete deboli?

Cosa accade al vostro volto, alla schiena, alle spalle?

Il corpo è immerso nella realtà presente e ci manda dei segnali inequivocabili, manifestando disagio ogni volta che ci si allontana dal reale.

Il primo passo dunque è abbandonare spazi esistenziali in cui si percepiscono mancanze per aprirsi a qualcosa di nuovo, a quel miracolo che la vita ci riserva istante dopo istante.

Connessi al presente, senza pre-giudizi, orientati verso quello che la vita ci offre, si è catturati da una forza ispiratrice più grande di noi che ci guida nelle nostre scelte, la forza della coscienza dello Spirito.

Un altro valido aiuto per connetterci col presente è praticare la meditazione.

A questo scopo esistono centinaia di metodi; il più semplice e immediato è la meditazione Vipassana, una delle più antiche tecniche di meditazione buddista, che consiste nel porre attenzione al respiro (il respiro e il corpo vivono solo nel presente) assistendo al fluire dei pensieri senza seguirli e senza farsi “catturare” da essi.

Inizialmente può essere utile tenere impegnata la mente con un compito semplice, come contare i respiri sentendo l’aria che entra ed esce dai polmoni.

Contate 10 cicli di respiro completi.

Se perdete il conto catturati da catene di pensieri, ricominciate con un sorriso, sospendendo il giudizio su voi stessi. In questo modo impegniamo la mente in una sola attività decisa da noi, al posto di una tempesta di pensieri ripetitivi, forse negativi e al di fuori di ogni controllo.

È sufficiente praticare questa tecnica con sedute di quindici minuti due o tre volte alla settimana, a occhi chiusi, in solitudine e all’interno di uno spazio silenzioso.

Presa dimestichezza con il flusso continuo di pensieri prodotti dalla nostra mente, è possibile ridurre gradualmente questo tempo a dieci minuti, poi a cinque, poi a un minuto, per giungere infine a semplici istanti di consapevolezza del proprio respiro e di ciò che sta accadendo nel presente.

Anche se solo per pochi momenti, imparare a “staccare” dal flusso costante di pensieri in cui siamo immersi e identificati risveglierà in noi la presenza del nostro essere, e insieme a essa emergeranno sensazioni di pace interiore, tranquillità, serenità.

Non giudicare è diverso dal prendere atto della realtà, se una persona mi deruba e mi molesta, abbiamo a che fare con un ladro o un molestatore, ma possiamo risparmiarci l’energia del biasimo, della condanna, del vittimismo, tutte energie che, se espresse tenderanno a riprodurre le stesse dinamiche nella vita.

Se osserviamo ciò che  giudichiamo  possiamo trarre occasione e insegnamento dalla realtà da noi stessi creata.

Se quello che ci accade non ci piace ci chiediamo ” In che modo io sto contribuendo a creare questa realtà?” .

Non giudicare è diverso dall’essere compiacenti a tutti i costi, questo è buonismo che nasconde la paura di essere giudicati e esclusi.

Infatti ci  sono persone dalle quali è utile spostarsi: le vittime, gli adulatori, i controllori, i santoni, gli invidiosi, pettegoli, irascibili, contestatori e tante altre categorie di individui che sottraggono energia, ma occorre farlo in amore perchè se ci imbattiamo in quelle persone da qualche parte dentro di noi esiste, forse rimossa, la stessa caratteristica.

Noi  possiamo attirare solo qualcosa che già in qualche modo ci appartiene, per una legge universale che si chiama legge di risonanza.

Quindi, ringraziare chi ci conduce a giudicare e riportare il giudizio a noi stessi, sospendere col tempo ogni giudizio sugli altri:  la strada maestra per la comprensione e per tornare a casa in noi.

Tratto da:

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