COME FUNZIONANO I SISTEMI FAMILIARI: VITTIME E CARNEFICI

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perdonare

 

Un principio fondamentale che regola i sistemi familiari è questo : Nessuno può essere escluso da un sistema familiare, e al sistema appartengono anche coloro che ne  hanno arrecato grave danno.

Se io escludo un antenato la catena che ha creato vita sino a noi si spezza e il sistema vive un profondo disagio, che diviene anche personale.

Il principio di esclusione opera anche nel caso in cui qualcuno abbia subito o causato un danno grave e irreparabile, come nel caso della guerra, dei delitti, degli incidenti stradali.

La famiglia della vittima tende a escludere il carnefice attraverso rabbia, odio o rancore, non concedendogli la possibilità di redimersi.

Ciò fa sì che queste emozioni entrino a fare parte del sistema familiare della vittima, e qualcuno nelle generazioni successive tenderà ad assumere comportamenti analoghi a quelli del carnefice escluso.

Il risultato è che proprio ciò che si vorrebbe dimenticare  si ripresenta a distanza.

Come è possibile fare sì che vittime e carnefici si riconcilino?

Prendiamo atto di un dato reale e incontestabile: la morte rende tutti uguali.

A quel livello, nel regno dei morti, vittime e carnefici si riconciliano.

I corpi sono dissolti, privi dell’energia vitale e l’anima ha proseguito il suo cammino, e se qualcosa è rimasto in sospeso, la possibilità di guardarsi negli occhi tra vittime e carnefici  crea la consapevolezza dell’appartenere a un’unica grande anima e di condividere lo stesso destino.

Ci sono tanti modi per soffrire inutilmente, come abbiamo visto, ma lo scettro appartiene al negare pietà ai morti.

Mi ricordo di Fabio. Desiderava una vita serena ma allo stesso tempo non riusciva a riconciliarsi con suo padre, morto da tanti anni. Aveva subito un metodo educativo umiliante e litigi anche violenti erano molto frequenti.

In realtà avevano in comune lo stesso carattere irascibile e violento.

A causa di questo rancore non riusciva a ottenere da se stesso ciò che più desiderava, eliminare questa irascibilità che lo danneggiava anche nel lavoro e nelle relazioni.

Irascibilità amplificata dal fatto che il rancore mantenuto era diretto verso una persona deceduta da tempo.

Abbiamo proposto a Fabio di deporre le armi sulla tomba dell’odiato nemico-padre, e il contrasto tra desiderio di resa e mantenimento del conflitto si trasformò in un tremore che si diffondeva in tutto il corpo.

Ad un certo punto ha chinato leggermente il capo, e tramite questo gesto di accettazione ha iniziato ad accogliere in sè anche la parte nutriente del padre, la vita giunta attraverso di lui, il pianto ha sostituito il tremolio, il silenzio il clamore costante creato da nuvole di rabbia e rancore.

Il carnefice può essere escluso anche dal suo stesso sistema di appartenenza per colpa o vergogna, creando in questo modo sostituzioni nelle generazioni successive, capita sovente che alla base di alcune forme di disagio psichico ci sia un omicidio e un’esclusione nelle generazioni precedenti, sopratutto se si tratta di delitti tra consanguinei.

Accade un altro fenomeno a cavallo tra la sistemica e la psicologia: la vittima, sopraffatta dal carnefice tende a incarnare inconsciamente in sé l’energia di quest’ultimo.

Questo conduce a fenomeni paradossali dal punto di vista logico, come vittime di abusi che da adulte si trasformano in persone che abusano, oppure vittime di violenze che continuano a incontrare uomini e situazioni atte a riprodurle.

Si rimane imprigionati nella coazione a ripetere il trauma, nel tentativo di risolverlo si ripristinano le situazioni, nell’uno o nell’altro ruolo, col risultato di riviverlo.

In questi casi la riconciliazione è molto importante soprattutto nei confronti di se stessi, altrimenti vittima e carnefice coesistono nello stesso individuo come aspetti della personalità dissociati.

Quello che separi al di fuori di te lo separi anche dentro di te, e questa è una delle tante conseguenze nefaste della netta separazione tra bene e male.

La riconciliazione non è un atto dovuto all’altro, bensì un movimento interiore. Rende libero colui che sa riconciliarsi con se stesso dal cuore, e non solo la persona ma anche le generazioni future della propria stirpe.

Vittime e carnefici non desiderano che i propri figli rivivano ciò che hanno vissuto loro, ed evitarlo passa dalla riconciliazione, dal profondo rispetto della realtà così come si è manifestata.

È andata così, sono successe delle cose terribili e questa è la realtà dei fatti, a questo punto una domanda utile è: “Cosa posso fare per evitare che così tanto dolore continui a circolare nel mio sistema?”

Al posto dell’ “Io ti perdono” ha maggiore forza il “Riconosco che le cose sono andate così, riconosco la mia parte, e mi inchino al destino più grande di noi”.

Sia nel ruolo della vittima che del carnefice si giocano delle strategie, azioni che si adottano per non sentire la verità delle emozioni primarie, ad esem- pio, nella rabbia del carnefice può nascondersi il do- lore per il male causato, le responsabilità che non ci si è assunti.

Nel ruolo della vittima l’illusione di essere i buoni mentre gli altri sono i cattivi e il desiderio di sentirsi consolati: “Se ti comporti così vedi quanto mi fai soffrire?”, “Io sono migliore di te, sei tu il cattivo e la mia condanna è per sempre”.

Il cambiamento avviene all’interno dell’assunzione delle proprie responsabilità e chi vede solo l’altro e i suoi errori si arrocca in una posizione di superiorità e di presunta innocenza, rendendosi irraggiungibile.

Tratto da: “Costellazioni familiari sistemiche”

 

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